Con l’uscita delle sue due canzoni, ‘Luz pa’ mi Cañá’ e ‘No a la guerra’, la cantautrice, autrice ed educatrice madrilena Laura Honrubia dimostra che l’arte è il suo miglior strumento di combattimento, trasformando il folk-pop e la fusion in un rifugio contro l’esclusione locale e i conflitti globali.
Dietro ogni accordo di Laura Honrubia non c’è solo una melodia, ma un fermo impegno nei confronti della realtà sociale. Cantautrice, educatrice e autrice madrilena, ha saputo costruire una carriera artistica atipica e coraggiosa, in cui la musica si trasforma in uno strumento di cambiamento e guarigione collettiva. Fin dai suoi esordi alla guida della band Dale al Aire, e ora nella sua consolidata fase solista, la sua proposta di folk-pop meticcio e fusion si distingue per una profonda sensibilità verso i gruppi più vulnerabili. Pioniera in Spagna nel rendere i suoi concerti accessibili attraverso la lingua dei segni, e costantemente impegnata in progetti che spaziano dalla salute mentale alla lotta contro la violenza maschilista, l’artista usa la sua voce per illuminare e abbracciare quelle realtà che le istituzioni tendono a ignorare.
Oltre a essere cantautrice ed educatrice, Laura Honrubia è autrice del libro ‘Cuando Abracé la Hipocondría: Un Viaje Inédito hacia la Comprensión y Superación de la Ansiedad por la Enfermedad’ (‘Quando ho abbracciato l’ipocondria: un viaggio inedito verso la comprensione e il superamento dell’ansia per la malattia‘), un’opera che vanta la collaborazione di oltre 15 esperti in psichiatria, psicologia e assistenza primaria. Una lettura che mostra come gestire gli effetti dell’ipocondria che condizionano la vita di molte persone.

‘Luz pa’ mi Cañá’ di Laura Honrubia: un inno di resistenza
‘Luz pa’ mi Cañá’ è una canzone pubblicata nel mese di marzo 2026 e ispirata alla crisi elettrica che colpisce i settori della Cañada Real a Madrid, un insediamento informale alla periferia della capitale spagnola che soffre di gravi problemi di esclusione e interruzioni della fornitura di energia elettrica.
Laura Honrubia ha collaborato attivamente con il coro madrileno Voces LGBTIAQ+ de Madrid, unendo la visibilità di questo collettivo alle richieste di dignità e diritti fondamentali per le fasce più vulnerabili, sostenendo la dignità e la solidarietà intersezionale.
Forse la frase più forte della canzone è questa: “Alzate l’interruttore / Che sta spegnendo così tante vite / Che questa canzone illumini / La loro mancanza di empatia”. L’autrice critica direttamente le autorità o le aziende responsabili di “spegnere vite” e sottolinea il distacco emotivo (“mancanza di empatia”) di chi decide sulla vita quotidiana dell’insediamento.
‘No a la guerra’: un brano di protesta e denuncia internazionale
Purtroppo oggi è difficile contare quante guerre ci siano nel mondo e Laura Honrubia, con il suo brano ‘No a la guerra’ (pubblicato a maggio di quest’anno), nomina esplicitamente e invia abbracci solidali alle popolazioni che soffrono a causa di crisi e conflitti umanitari in territori come Gaza, Ucraina e Sudan, oltre a ricordare la situazione di paesi come Venezuela, Cuba e Iran.
La cantautrice si scaglia contro “un tizio che ordina guerre da una poltrona” motivato dal petrolio e dalla follia. Si tratta di un forte proclama pacifista che cerca di dare visibilità al dolore umano. Tuttavia, confida nei “buoni” che si devono sollevare e afferma con speranza che nessun missile potrà mai sconfiggere l’amore.
L’artista non guarda solo all’esterno, ma lancia un avvertimento anche al proprio paese con la frase “che la mia cara Spagna non ti allontani mai dal lato giusto della storia”. È una supplica poetica che esige coerenza e coraggio politico di fronte alla barbarie, ricordando che la vera identità di un popolo si misura dalla sua solidarietà con il dolore altrui.

Giornalista professionista dal 2013. Mi definisco ‘Madriletana’, sempre sospesa tra Napoli e Madrid. Scrivo da quando ne ho memoria. Sono dell’idea che “se vale la pena rischiare io mi gioco anche l’ultimo frammento di cuore”.
Periodista profesional desde 2013. Me defino como “Madriletana”, siempre suspendida entre Nápoles y Madrid. Escribo desde que tengo memoria. Creo que “si vale la pena arriesgarse, me juego incluso el último fragmento de corazón”.

