Oggi ricorre il Coming Out Day, si celebra la libertà di condividere la propria identità di genere o il proprio orientamento sessuale
Ci sono parole che, prima di essere pronunciate, restano a lungo in gola. Si misurano con la paura di deludere, di perdere un affetto, di essere guardati diversamente. Eppure, quelle parole raccontano qualcosa di profondamente umano: il desiderio di essere riconosciuti per ciò che si è.
Oggi, 11 ottobre, si celebra il Coming Out Day, una giornata dedicata alla visibilità delle persone LGBTQ+ e alla libertà di condividere il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere. La ricorrenza nacque negli Stati Uniti nel 1988, per iniziativa dello psicologo Robert Eichberg e dell’attivista Jean O’Leary. La data ricordava il primo anniversario della marcia di Washington del 1987 per i diritti delle persone lesbiche e gay. (hrc.org)
Alla base di questa giornata c’è un’intuizione: la visibilità può contribuire a cambiare la società. Quando una persona si racconta, il pregiudizio incontra un volto, una voce, una storia. Le vite LGBTQ+ diventano riconoscibili nella quotidianità: sono quelle delle nostre amiche, dei nostri colleghi, delle persone con cui condividiamo una famiglia, un quartiere, un progetto.
Ricordando Jean O’Leary, la Human Rights Campaign sottolineò «l’enorme potere che la visibilità poteva avere nella lotta per la parità dei diritti». È una riflessione che conserva il suo significato: raccontarsi può aprire uno spazio anche per chi, ancora, fatica a immaginare un posto per sé nel mondo. (hrc.org).
L’importanza del Coming Out Day
Fare coming out significa affidare agli altri una parte della propria vita. Può accadere attraverso una conversazione, una lettera, una fotografia insieme alla persona amata. Può essere un momento emozionante, un sollievo, l’inizio di relazioni più sincere. Ma può anche esporre al rifiuto. Per questo celebrarne l’importanza richiede rispetto per la complessità di ogni esperienza.
Il Coming Out Handbook del Trevor Project ricorda che «non esiste un unico modo di fare coming out o di vivere apertamente la propria identità». La guida spiega inoltre che il percorso può ripetersi con persone diverse e in momenti differenti della vita. Un nuovo lavoro, una nuova amicizia, un contesto sconosciuto possono riportare quella scelta davanti a noi. (thetrevorproject.org)

La visibilità, dunque, deve restare una possibilità libera. Nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a esporsi per dimostrare coraggio, autenticità o appartenenza. La stessa guida mette al centro la sicurezza e il benessere della persona, riconoscendo piena dignità anche a chi decide di non condividere la propria identità con gli altri. (thetrevorproject.org)
Da qui nasce una responsabilità collettiva. Il Coming Out Day riguarda anche chi ascolta: un genitore, un’insegnante, un’amica, una collega. Accogliere significa evitare interrogatori, battute e tentativi di minimizzare. Significa custodire una confidenza senza divulgarla. Rivelare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di qualcuno senza il suo consenso, attraverso il cosiddetto outing, sottrae alla persona il controllo sul proprio racconto. Un semplice «grazie per avermelo detto» può lasciare spazio alla fiducia. E quella fiducia va sostenuta nei gesti quotidiani: nel modo in cui parliamo delle relazioni, contrastiamo le offese, riconosciamo gli affetti e facciamo posto alle differenze.
L’11 ottobre ci invita a guardare oltre il momento dell’annuncio. Ci chiede quale mondo trovi una persona dopo aver parlato. Un mondo che la ascolta? Che la rispetta? In cui può amare senza essere umiliata e vivere senza dover continuamente giustificare la propria esistenza? Il senso più profondo di questa giornata è costruire le condizioni perché ciascuno possa scegliere liberamente le proprie parole e i propri tempi. Perché dietro ogni coming out c’è una vita che merita spazio. E chi trova il coraggio di aprire una porta dovrebbe poter incontrare, dall’altra parte, qualcuno capace di accoglierlo.

Poetessa, scrittrice e attivista per i diritti LGBTQIA+, la Terra dei Fuochi e la valorizzazione del Sud, di cui difende storia, memoria e identità. Ha pubblicato diverse antologie di poesie e tre sillogi, tra cui “Tra donne”, candidato al Premio Strega Poesia 2026.
Poetisa, escritora y activista por los derechos LGBTQIA+, la Terra dei Fuochi (Tierra de los Fuegos) y la puesta en valor del Sur, cuya historia, memoria e identidad defiende. Ha publicado diversas antologías de poesía y tres poemarios, entre ellos “Tra donne”, nominado al Premio Strega Poesía 2026.

